Positano: dove due giorni non bastano mai

Ci sono luoghi che sembrano scritti apposta per il fine settimana: bastano due giorni per lasciarsene sedurre, e ne bastano altrettanti per capire che due giorni non saranno mai abbastanza. Positano appartiene a questa categoria. Aggrappata alla roccia come un presepe rovesciato verso il mare, la cittadina della Costiera Amalfitana è insieme cartolina e labirinto, un intrico di scalinate che scendono verso l’acqua tra bougainville, limoni e facciate color pastello. Vi si arriva sempre un po’ trafelati, e si riparte sempre un po’ malinconici.
Per una fuga breve conviene scegliere bene la base, perché a Positano l’albergo non è un semplice punto d’appoggio: è parte del paesaggio, quasi un belvedere privato. Villa Magia, cinque stelle affacciato sul golfo, ha questa qualità rara di far sentire ospiti e non clienti. Le stanze sono curate senza ostentazione, la luce entra a piene mani nelle prime ore del mattino, e il servizio ha quella misura discreta che si nota soprattutto quando manca altrove.
La camera che abbiamo scelto aveva una piscina privata, un lusso che a Positano assume un significato particolare. Non si tratta soltanto di comodità: è la possibilità di sottrarsi, quando serve, alla folla che d’estate riempie le vie strette e le scalinate. Un bagno all’imbrunire, con il mare che diventa lastra di metallo scuro e le prime luci del paese che si accendono più in basso, vale da solo il viaggio. È il momento in cui la Costiera smette di essere spettacolo e diventa intimità.
Il primo pomeriggio lo abbiamo dedicato al mare, che poi è la ragione ultima di tutto. Ma invece della Spiaggia Grande, affollata e un po’ vetrina, abbiamo scelto Fornillo: la seconda spiaggia di Positano, quella che amano i positanesi. Ci si arriva soltanto a piedi, lungo la Via Positanesi d’America, il sentiero scavato nella roccia che costeggia la scogliera passando sotto le antiche torri di guardia; già il tragitto è mezzo viaggio, con il paese che si allontana alle spalle e il mare che si apre davanti. Fornillo è più raccolto e meno appariscente, di ciottoli e piccoli lidi a conduzione familiare, dove l’acqua ha quel colore che sfida le fotografie e la giornata scivola via tra un tuffo e un pranzo leggero, senza fretta. Il ritmo della Costiera, del resto, non ammette impazienze: si vive di attese, di traghetti che tardano, di scale da salire lentamente.
La sera abbiamo lasciato Positano per Praiano, il vicino discreto, meno affollato e forse per questo più autentico. Da Armandino alla Praia, trattoria affacciata direttamente sul piccolo scalo, la cucina è quella schietta del territorio: pesce fresco, paste condite con misura, sapori che non hanno bisogno di essere spiegati. Cenare con i piedi quasi sull’acqua, il rumore delle onde a fare da sottofondo, è un’esperienza che restituisce alla Costiera la sua dimensione più vera, quella dei pescatori e dei borghi marinari prima ancora che delle riviste patinate.
Dopo cena, per chi non vuole chiudere presto la serata, c’è l’Africana. È un nome che risuona da decenni sulla Costiera: una discoteca ricavata in una grotta naturale, con il mare che entra e sciaguatta sotto il pavimento trasparente. Ci siamo concessi due salti, più per curiosità che per vera vocazione notturna, e la suggestione del luogo ha vinto sulla stanchezza. Ballare dentro la roccia, con l’acqua che luccica ai piedi, è qualcosa che difficilmente si dimentica, al di là della musica.
Il ritorno in albergo, a notte fonda, ha il sapore delle cose ben spese. Un weekend a Positano non è un riposo nel senso classico del termine: si cammina molto, si sale e si scende, ci si muove tra strade affollate e traghetti. Eppure se ne torna rigenerati, come se la bellezza avesse una funzione terapeutica tutta sua.
Resta, alla fine, la sensazione di aver soltanto sfiorato un luogo che meriterebbe tempi più lenti. Ma è forse proprio questo il segreto delle fughe brevi: lasciare qualcosa di intatto, un motivo per tornare. Positano, con la sua luce e le sue scalinate infinite, sa attendere. E noi, con lei, sappiamo già che torneremo.