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Nel nuovo piano finanziario pluriennale la coesione al bivio: redistribuzione o crescita?

di Periplo · 1 Luglio 2026
Nel nuovo piano finanziario pluriennale la coesione al bivio: redistribuzione o crescita?

Con l’avvio del confronto sul Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034, la trattativa europea è entrata nel vivo. Non si tratta più di enunciare principi generali, ma di misurarsi con le cifre: quanto stanziare, per quali obiettivi e secondo quali criteri di ripartizione. È in questo passaggio che affiora una questione che a lungo è rimasta sullo sfondo, e che oggi non è più eludibile.

La politica di coesione, storicamente uno dei pilastri dell’azione comunitaria, si trova infatti dinanzi a un bivio che riguarda la sua stessa natura. La domanda che attraversa il dibattito è tanto semplice nella formulazione quanto complessa nelle implicazioni: questi fondi devono continuare a operare come strumento di redistribuzione, volto a ridurre i divari fra territori più e meno prosperi, oppure devono essere ripensati come leva per la crescita complessiva dell’Unione?

Le due impostazioni non sono necessariamente incompatibili, ma rispondono a filosofie differenti. Una visione redistributiva privilegia il sostegno alle regioni in ritardo di sviluppo, con l’obiettivo di avvicinarle progressivamente al resto del continente. Una prospettiva orientata alla competitività, invece, tende a concentrare le risorse dove possono generare il maggior rendimento economico, con il rischio di accentuare, anziché ridurre, le distanze già esistenti.

Il tema assume un peso particolare in un momento in cui l’Unione è chiamata a fronteggiare sfide che assorbono ingenti risorse: dalla transizione ecologica alla trasformazione digitale, fino alle nuove esigenze in materia di sicurezza e autonomia strategica. La pressione su un bilancio comune inevitabilmente limitato impone scelte, e ogni euro destinato a una priorità è un euro sottratto a un’altra.

Per i Paesi mediterranei e per le aree meno avvantaggiate del continente, la posta in gioco è tutt’altro che teorica. Un eventuale riorientamento dei fondi verso logiche di efficienza e competitività potrebbe modificare in profondità gli equilibri consolidati, ridefinendo chi beneficia del sostegno europeo e in quale misura.

Il negoziato che si apre, dunque, non riguarda soltanto le somme in gioco, ma il senso stesso della solidarietà europea nei prossimi anni. Sarà nel confronto tra le capitali e le istituzioni comunitarie che si deciderà quale equilibrio prevarrà tra la coesione intesa come strumento di equità e quella concepita come motore di sviluppo.


Questo contenuto e’ stato redatto con il supporto di intelligenza artificiale e supervisionato dalla redazione editoriale de Il Periplo. Il Periplo e’ un sito di divulgazione digitale e non costituisce testata giornalistica ai sensi della L. 62/2001.